Paullo, da villaggio celtico a moderna città

LA STORIA DI PAULLO 

Una vasta distesa palustre chiamata Lago Gerundo e una zona acquitrinosa circostante hanno determinato il nome del paese. Dal latino palus (palude) si passa al toponimo Paullum nell'anno 1140, quindi “Padule” (per metatesi da palude) nell'anno 1174, poi “paule” e infine Paullo.

L'analisi dei toponimi locali e i recenti ritrovamenti archeologici testimoniano la presenza di insediamenti celti e, successivamente, la completa romanizzazione del territorio. La stessa conformazione dell'abitato riconduce a un impianto simmetrico tipicamente romano, ma il nome definitivo risalirebbe all'Alto Medioevo. Notevole importanza rivestirono successivamente gli insediamenti dei Benedettini e degli Umiliati. Intorno al 1540 il feudo di Paullo passa dai feu-datari Carcassola ai principi Tassi (o Tassis) di Napoli.

Il paese, seguendo l'evoluzione storia del territorio lombardo, partecipa quindi attivamente alle Cinque Giornate di Milano (1848), con una quarantina di volontari.

Alla costituzione del Regno d'Italia nel 1861, Paullo ha una popolazione residente di 1.807 abitanti. In base alla legge sull'ordinamento comunale del 1865, il comune è amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio.

Ecco alcuni dati sulla popolazione residente nel comune nei decenni successivi all'Unità d'Italia.

Censimento 1871: abitanti 1.902– Censimento 1881: abitanti 2.015 – Censimento 1901: abitanti 2.219 – Censimento 1911: abitanti 2.460 – Censimento 1921: abitanti 2.473.

Venendo a tempi più recenti, Paullo è stata sede di scontri cruenti fra i nazifascisti e la forte componente partigiana radicata nel territorio, dove spiccano le figure di Carlo Cavanna (1923-1944), Comandante di Brigata della 175a SAP della Divisione Garibaldina e di Teresita Cremonesi (1923-2007) coraggiosa staffetta partigiana insignita della qualifica di Patriota dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

In seguito alla riforma dell'ordinamento comunale disposta nel 1946, il comune di Paullo è amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio .(Popolazione residente nel comune: Censimento 1951: abitanti 3.259 – Censimento 1961: abitanti 4.461 – Censimento 1971: abitanti 6.655).

Attualmente la cittadina ha perso in gran parte la sua caratteristica di paese agricolo disseminato di cascine e ha subito una consistente urbanizzazione a partire dal 1960, trasformandosi in un centro di commerci con insediamenti industriali. Ciò non ha determinato alcun problema di degrado ecologico e il territorio ha mantenuto le sue interessanti caratteristiche ambientali.

Il costante incremento della popolazione, che attualmente conta circa 11.200 abitanti, le attività commerciali, artigianali e industriali, i numerosi servizi alla popolazione, di rilevanza anche sovraccomunale, fanno oggi di Paullo un centro nodale di riferimento per le amministrazioni regionali e provinciali. In questo la cittadina è anche favorita dalla sua particolare collocazione geografica, alla confluenza tra la Provincia di Milano e quella di Lodi.

Nel 2009 una svolta storica per Paullo: il Presidente della Repubblica, con specifico decreto firmato in data 2 aprile 2009, ha attribuito al Comune di Paullo il prestigioso titolo di Città. Un titolo che secondo l'attuale legislazione spetta solitamente ai Comuni che contino oltre 50.000 abitanti. Tanto più valore acquista dunque questo riconoscimento perché conferito per meriti speciali e non per il numero di residenti.

La secolare esistenza di Paullo, già così carica di eventi, si è arricchita dunque di un altro prezioso tassello che va ad aggiungersi al composito mosaico della sua storia.

Dal VI secolo a.c. al 2000, questo paese ne ha fatta di strada: da villaggio celtico a municipio romano a feudo, da capoluogo di cantone, comprendente 35 località, del distretto di Lodi in epoca napoleonica a comune della Provincia di Lodi nel successivo periodo austriaco, fino a comune della Provincia di Milano nel Regno d'Italia.

Il titolo attribuito dal Presidente della Repubblica deve essere perciò motivo d'orgoglio di cui ogni cittadino paullese può andare fiero. Uno stimolo in futuro per rendere la Città di Paullo sempre più armoniosa, serena, consapevole e degna della sua accresciuta importanza.

 

 

 

(D.P.R. di concessione, del 30 aprile 1968)

Lo stemma del Comune di Paullo si caratterizza per la sua esclusiva bellezza araldica.

Nella parte superiore, la prima sezione probabilmente si richiama allo stemma della famiglia milanese dei Carcassola, tra i primi feudatari di Paullo.

L'azzurro della seconda sezione potrebbe derivare dallo stemma dei principi Tassis di Napoli, succeduti ai Carcassola.

Infine, le strisce verticali, larghe un terzo dello scudo, appartengono ai colori dello stemma dei marchesi di Rosales, proprietari nel XVII secolo della cascina Villambrera.


Gli Etruschi riconosciuti storicamente come primi bonificatori del territorio.
Eccellenti bonificatori, conoscenti di tecniche di drenaggio, difesa e sistemazione delle terre, irrigazione.
E' verosimile che la connotazione naturale delle terre che oggi definiamo sud Milano e Lodigiano, caratterizzati dalla preponderante presenza idrica, abbia spinto gli antichi occupanti a destinare i propri sforzi verso terre più facili.

Paullese, nome che indica palude, acqua acquitrinosa, poco interessava a quell'antico Etrusco popolo toscano.
Travolto dalle tribù celtiche provenienti dalle terre d'oltralpe, gli Etruschi abbandonarono progressivamente la pianura Padana.
Il nostro territorio era contraddistinto da grandi estensioni di acquitrini, alimentati da acque stagnanti, da risorgive, da innumerevoli corsi e da veri fiumi.
Il lago Gerundo e l'antico corso del Po, formavano un mare comune che si estendeva con ampiezza dall'attuale Treviglio fin oltre l'odierno territorio emiliano, la palude caratterizzava l'area, occupando gran parte dei suoli.

Il nostro territorio, era in sostanza, un promontorio tra Adda, Lambro e Po, di forma a quarto di luna, il cui vertice a settentrione corrispondeva alla zona di Paullo, e la parte orientale limitrofa pressoché costantemente sommersa.

Il cambiamento epocale, come processo artificiale di trasformazione territoriale di questi luoghi, viene ricondotto all'occupazione romana e alla consolidata esperienza nell'arte idraulica di questo popolo.
Interpretazione antica data alla complessa e a volte inutile fatica di prosciugare aree acquitrinose, rendendo nuovi spazi come premessa di movimento di popoli, della loro stabilità e quindi del loro progresso.
Rendere buono, deriva dal fare bene, dal latino bonum facere per giungere al verbo bonificare.

Terre donate, prassi diffusa nell'esercito romano, a premio per raggiunta età dei propri centurioni, una sorta di pensione con tanto di liquidazione, un premio  su una terra recuperata.

Il patrizio romano Tito Muzio o Mucio, una sorta di ingegnere civile dei nostri tempi, sembra essere l'ideatore della prima rudimentale derivazione irrigua dell'Adda in corrispondenza di Paullo.

Ipotesi attendibile di studio è che il torrente Molgora, collegandosi con il ramo destro dell'Adda, si congiungesse nella confluenza del Lambro passando con il suo percorso nella zona di Paullo.
Dalla famiglia Muzia deriverebbe quindi il nome del nostro grande canale Muzza, e per derivazione roggia Muzzetta e diramazioni Muzzette,  che ancora oggi attraversano il suolo lodigiano.
La Muzzetta può essere considerato il più antico corso d'acqua artificiale ad uso irriguo di tutta la pianura Padana.

Attraversa il nostro territorio in entrata dalla Muzza in Paullo, ne segue l'abitato, lambendo Cossaghetto, Molinetto, Muzzano, Mignete, Villa Pompeiana, per disperdersi nelle bassure dell'Adda.
Questo era il territorio coltivo di Tito Muzio, nominato Agro Muziano.

La caduta dell'impero romano segna per oltre mille anni di buio totale, in cui anche le precedenti opere idrauliche sono oggetto del più totale abbandono e dell'inevitabile decadimento strutturale.
Dopo Etruschi e Romani si avvia nella nostra penisola la terza era della bonifica idraulica, epoca così detta "monastica".
Nella pianura Padana è nota l'opera di recupero delle terre, compiuta in particolare dai monaci, benedettini e cistercensi.

E' nel 1220 che Federico II nipote del Barbarossa promulga con editto imperiale, il diritto di privilegio di derivare, trattenere e usare le acque correnti a favore dei Lodigiani.
Sarà per decenni rivalsa e discordia, tra Milano e Lodi per il beneficio di tali acque.
Si giunse verso la fine del 1300 a risolvere tali dissidi, aprendo una nuova derivazione sull'Adda vecchia. I due rami dell'Adda che si originavano a valle di Cassano venivano identificati con l'appellativo di vecchia per quello sinistro e nuova per quello destro.

Di fatto dal 1352 l'Adda o Adda nuova, antico corso naturale diventa Muzza, tutt'uno con il canale scavato dai lodigiani a partire dalle porte della Muzza in Paullo.
Il corso d'acqua era diviso in due precise tratte:
La prima tra l'uscita di Cassano e le porte di Paullo della lunghezza di circa 18 chilometri.
Da Paullo al Lambro si originava l'Addetta, che fungendo da scolmatore riversava le acque nel Lambro dopo un percorso di circa 10 chilometri.
La seconda di lunghezza imprecisata compresa tra Paullo e probabilmente l'attuale località Muzzetta di Lodi, punto in cui il canale terminava immettendosi in ramo del Sillaro, e tramite il Sillaro defluiva in Lambro o nelle paludi che all'epoca caratterizzavano tutta la valle del Po.
In una traccia dei periodi temporali si individua tra quelle maggiormente identificative di cambiamento in:
I - Dall'epoca romana a.C. al XIII secolo, che comprende l'esecuzione della Muzzetta, irrigatoria dell'agro Muzziano.
2 - Il XIII secolo in cui, con cetrezza, è stato scavato il tratto artificiale del canale Muzza, quello a valle di Paullo.
3 - Il XIV secolo, caratterizzato dalla gestione della Muzza da parte del Comune di Lodi. Un canale comunque primordiale costruito e gestito infatti primitivamente e in modo molto limitato rispetto a oggi.
4 - Dal XV al XVI secolo, progressiva acquisizione del demanio del canale da parte del ducato di Milano, con aumento di numero di rogge derivate da 10 a 92 con conseguente aumento di portata dall' uscita di Cassano D'Adda.
5 - Tra il XVII e la seconda metà del XVIII secolo il canale assume progressivamente una fisionomia stabile, con costruzioni di opere murarie adeguate in cotto e vivo.
Dai primi anni del 1600, sembrerebbe essere la costruzione dei fabbricati di stabile struttura muraria della Casa Dell'Acqua di Paullo.
6 - Dalla metà del XVIII secolo fino al 1980 non avvengono grandi trasformazioni, se non relative a miglioramenti e razionalizzazione dell'esercizio.
7 - Dal 1980 in poi avvengono grandi trasformazioni del canale, si aumentano le bocche di uscita e la portata d'acqua. Per il Muzza si delinea un'autentica trasfigurazione nell'uso delle acque, coniugando l'originaria irrigazione, con il raffreddamento industriale termoelettrico, con la produzione idroelettrica, con l'allevamento ittico.
Alle case dell'acqua si intraprendono grandi lavori di ristrutturazione conservativa.
I fabbricati dell'antico centro della Regia Camera Ducale, un tempo funzionalmente coniugati all'esercizio idraulico, vengono destinati a attività culturali e ricreative, che riguardano l'acqua: la storia, gli usi produttivi e gli aspetti ambientali. 

 

Collaborazioni:

 

PRO LOCO PAULLO - Via Mazzini, 28 - 20067 Paullo (MI) C.F.: 97739980155 - P.IVA: 09433680965 - info@prolocopaullo.it

 

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.